Scilla

L’etimologia del genere Scilla è abbastanza incerta. Alcuni la riferiscono al latino “scilla” ed al greco “scylla” che è il nome che davano ad alcune piante bulbifere, come queste, che crescevano vicino al mare e descritte come “cipolle marine”. Altri fanno risalire l’etimologia al verbo greco “skýllo” che sta per inaridire per via del succo velenoso di queste piante.
Genere di piante della famiglia Liliacee con circa 120 specie distribuite in Europa, Asia e Africa. Tra quelle che crescono anche in Italia sono da ricordare la Scilla bifolia, tipica dei boschi e dei luoghi ombrosi, caratterizzata dalle due foglie accoppiate, strette e ricurve in fuori, e dai fiori di colore azzurro vivo, portati da lunghi peduncoli; la Scilla autumnalis, che cresce nei pascoli e nei luoghi aridi, con fiori violacei raccolti in piccole infiorescenze; la Scilla non-scripta, coltivata anche per ornamento; la Scilla italica, diffusa per lo più in Liguria. La Scilla o Urginea maritima, che cresce spontanea nelle regioni costiere del Mediterraneo, è caratterizzata da un grosso bulbo, che può superare i 2 kg di peso, da foglie strette e lineari e dallo scapo fiorale alto fino a 1 m, con fiori bianchi o rosa in grappolo. I bulbi contengono numerosi principi attivi di natura glucosidica che vengono impiegati come cardiotonici e agiscono sul cuore con lo stesso meccanismo della digitale, differendo da questa per l’azione più rapida e per la scarsa tendenza all’accumulo. Nei soggetti con scompenso cardiaco esercita potenti effetti diuretici, che sono in parte secondari all’azione sul cuore e sul circolo, in parte diretti sul rene.